lunedì 15 dicembre 2008

Classic Reviewes : "Seventh Son Of A Seventh Son" - Iron Maiden

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Eh si, non c'è che dire, di questi tempi c'è bisogno che molti metallari della nuova generazione vengano "illuminati" su coloro che hanno dato inizio al nostro (e mi auguro anche vostro) genere preferito. C'è bisogno di far scoprire ai "nuovi adepti" quali sono i gruppi fondamentali dell'Heavy Metal, gruppi che, almeno una volta, prima di fare qualsiasi apprezzamento o meno, bisogna aver ascoltato. Magari stimolando la curiosità di coloro che non si sono mai avvicinati a questo genere, comunque pieno di fascino e uno dei più amati di sempre. Beh, non credo ci sia miglior modo di partire se non con un disco di quella che dai più (come dal sottoscritto) viene considerata una delle più grandi Heavy Metal band di sempre: gli Iron Maiden. "Seventh Son Of A Seventh Son" è, per chi vi parla, la più grande gemma che il quintetto britannico è riuscito a far brillare durante il corso dei suoi oltre 25 anni di carriera. Si tratta di un concept album, uscito nel 1988, il quale affronta le tematiche della moralità (bene e male), misticismo, visioni profetiche, reincarnazione e l'aldilà. Successore del meraviglioso "Somewhere In Time" (1986) , questo lavoro mostra l'apice creativo degli inglesi, che riescono a creare una perfetta sintesi di melodia - infatti vi è un sostanzioso uso delle tastiere e dei sintetizzatori - e di potenza, con ritmiche trascinanti e coinvolgenti. Esempi lampanti sono "Infinite Dreams" (una delle più belle canzoni mai scritte dalla band), la sensazionale "The Evil That Men Do" , immancabile anche in sede live, e la spettacolare opener "Moonchild" . Tutti pezzi che sono in grado di creare un'atmosfera quasi magica, riuscendo a far inoltrare l'ascoltatore nei misteri più nascosti della musica che ci viene offerta. Ma non sarebbe giusto ne rispettoso, in questo caso, privilegiare alcune tracce invece che altre, in quanto siamo di fronte a otto episodi senza punti deboli. I ritmi sono incalzanti, i ritornelli molto melodici e raffinati, gli assoli della coppia Adrian Smith / Dave Murray più ispirati che mai. Menzione speciale per il singer Bruce Dickinson, uno dei più grandi di sempre, che sfodera ancora una volta una prestazione ai massimi livelli, intrpretando ogni singola parola come se fosse un attore teatrale, riuscendo a fare la differenza in termini di qualità e raffinatezza. Non è possibile, però, trascurare tracce come "Can I Play With Madness" - pensate che il coro iniziale l'ho impostato come tono per gli sms - come la title-track, le epiche "The Prophecy" ed "Only The Good Die Young" , oppure come la scalpitante "The Clairvoyant" , da molti ingiustamente sottovalutata, ma si dimostra divertente ed emozionante in sede live. Signore e signori, questo è semplicemente uno degli album più belli della storia del metal, il migliore, a mio avviso alla pari con "The Number Of The Beast" e "Somewhere In Time" , di Steve Harris e soci. Pietra miliare.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 1988
Etochetta: EMI
Genere: Heavy Metal

Tracklist:

01. Moonchild
02. Infinite Dreams
03. Can I Play With Madness
04. The Evil That Men Do
05. Seventh Son Of A Seventh Son
06. The Prophecy
07. The Clairvoyant
08. Only The Good Die Young

Line-Up:

Bruce Dickinson - Voce
Dave Murray - Chitarra
Adrian Smith - Chitarra / Sintetizzatore
Steve Harris - Basso / Sintetizzatore
Nicko McBrain - Batteria

VOTO: 10

Video - "Can I Play With Madness"


Video - "The Evil That Men Do"


Video - "The Clairvoyant"


Video - "Infinite Dreams"


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