domenica 31 maggio 2009

New Releases : "Streets Of Fire" - Place Vendome

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Dopo aver gettato le basi di un genere come il Power Metal con i grandiosi Helloween sul finire degli anni '80, Michael Kiske si è preso un periodo di riflessione, fin troppo lungo per un artista dalle doti così grandi. Disgustato - a ragione o a torto, ognuno la vede a suo modo - dal mondo del metal, criticato di trasmettere messaggi sbagliati e negativi, il grande cantante tedesco è letteralemte scomparso dalle scene per quasi vent'anni. Dopo la sua ricomparsa dietro il microfono per sostenere il progetto Place Vendome nel 2005, tre anni dopo, quasi inaspettatamente, Kiske offre ancora la sua voce per il secondo capitolo: "Streets Of Fire" . Ottimamente prodotto dal sempre impeccabile Dennis Ward (membro dei Pink Cream 69, per l'occasione nelle vesti anche di bassista), il disco è una vera e propria boccata d'ossigeno per l'udito. Portatore di un AOR fresco, ispirato e al passo con i tempi, non può che soddisfare pienamente gli appassionati di questo genere. Pezzi come "My Guardian Angel" , "Follow Me" , "Beliver" e l'ottima title-track, non fanno altro che incantare l'ascoltatore con il loro inestimabile apporto melodico, molto sostenuto dalle tastiere dello strepitoso Günter Werno (Vanden Plas), degnamente amalgamate con le chitarre di Uwe Reitenauer. Poche pause, il ritmo si mantiene infatti sempre abbastanza sostenuto ed energico, grazie a episodi dall'ottima fattura, quali "Completely Breathless" , "A Scene In Reply" , "Changes" , "Surrender Your Soul" e la grandiosa "Dancer" . Fanno la loro figura anche "Set Me Free" , "Valerie (The Truth Is In Your Eyes)" e, soprattutto, la conclusiva "I'd Die For You" . Grande, neanche a dirlo, la prova di un Michael Kiske ancora pienamente capace di confermarsi ad altissimi livelli. Con una voce calda ed espressiva, forse anche più che in passato, il singer dimostra, da un lato, di potersi confrontare ad armi pari con le grandi e storiche voci del rock melodico mondiale; dall'altro aumenta invece il rimpianto per tutti quegli anni sprecati, nei quali un personaggio e un artista del suo calibro poteva sicuramente dare di più. "Streets Of Fire" è quindi un ottimo disco di puro AOR moderno, ben strutturato e con una produzione impeccabile. Un disco che si candida fin da subito come una delle dieci migliori uscite del 2009.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2009
Etichetta: Frontiers
Genere: AOR

Tracklist:

01. Streets Of Fire
02. My Guardian Angel
03. Completely Breathless
04. Follow Me
05. Set Me Free
06. Beliver
07. Valerie (The Truth Is In Your Eyes)
08. A Scene In Reply
09. Changes
10. Surrender Your Soul
11. Dancer
12. I'd Die For You

Line-Up:

Michael Kiske - Voce
Uwe Reitenauer - Chitarra
Dennis Ward - Basso
Günter Werno - Tastiere
Kosta Zafiriou - Batteria

VOTO: 8,5

Video - "My Guardian Angel"

venerdì 15 maggio 2009

New Releases : "House Of Dreams" - Sunstorm

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Oramai lo sappiamo, il 2008 si è rivelato come un anno magico per l'AOR. Da Jimi Jamison ai Journey, passando per i Brother Firetribe fino ad arrivare ai My Land, numerose pubblicazioni hanno contribuito a ridare vigore ad un genere comunque sempre molto attivo ed immortale. Anche il 2009 però sembra non voler assolutamente scherzare. Nemmeno a metà anno, ecco arrivare nei negozi la nuova creatura del sempre verde Joe Lynn Turner, arrivato oramai alla seconda pubblicazione sotto il monicker Sunstorm. A partire dalla meravigliosa copertina, "House Of Dreams" è un lavoro assolutamente stupefacente, in ogni sua parte e composizione. Non a caso, è una sorta di raccolta dei numerosi pezzi che il buon vecchio Turner teneva ben nascosti nel proprio comodino, alla stesura dei quali hanno partecipato numerosi artisti di elevato calibro: Jim Peterik, Paul Sabu, Russ Ballard, senza dimenticare l'oramai guru del melodic rock Dennis Ward (qui anche bassista e produttore), giusto per citarne alcuni. Il disco presenta 11 pezzi senza stancare o annoiare l'ascoltatore, ma offrendo un'ora o quasi di grande rock melodico, di classe ed infinita eleganza. Testimoniano splendide creature come l'opener "Divided" , la successiva "Don't Give Up" , la scoppiettante "I Found Love" , tutte quante dotare di ritornelli molto catchy e dal risultato di assoluto valore. Poche pause, tanto divertimento, con la voce di Turner che si esalta in ogni singola: provare per credere le fantasmagoriche "Gutters Of Gold" , "Forever Now" e la meravigliosa "The Spirit Inside" , uno dei picchi più elevati dell'intero lavoro. Sarebbe però riduttivo citare solo alcuni degli episodi che ci vengono offerti, perchè ognuno di essi brilla di una luce propria, contribuendo alla grande lucentezza emanata da questo splendido lavoro. Non possono essere quindi tralasciati nemmeno i pezzi più romantici: le Survivor-oriented "Say You Will" , "Save A Place In Your Heart" e "Tears On The Pages" , la bellissima "Walk On" e la grandiosa title-track, sono tutti diamanti che risplendono nella corona già di inestimabile valore di uno dei più grandi artisti della scena melodica. "House Of Dreams" è un disco stratosferico, che fa e farà parlare di sè ancora a lungo, e verrà considerato dai più, giustamente, come un classico imperdibile del genere.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2009
Etichetta: Frontiers
Genere: AOR

Tracklist:

01. Divided
02. Don't Give Up
03. The Spirit Inside
04. I Found Love
05. Say You Will
06. Gutters Of Gold
07. Save A Place In Your Heart
08. Forever Now
09. Tears On The Pages
10. House Of Dreams
11. Walk On

Line-Up:

Joe Lynn Turner - Voce
Uwe Reitenauer - Chitarra
Thorsten Koehne - Chitarra
Dennis Ward - Basso / Cori
Gunter Werno - Tastiere
Chris Schmidt - Batteria

VOTO: 9

martedì 12 maggio 2009

New Releases : "The Devil You Know" - Heaven & Hell

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Dall'uscita di "Dehumanizer" (1992), sono passati ben 17 anni da quando Ronnie James Dio, Tony Iommi, Geezer Butler e Vinny Appice hanno collaborato per la realizzazione di un disco. All'epoca il marchio impresso nell'artwork di copertina era ancora Black Sabbath. In questi 17 lunghi anni ne è passata di acqua sotto i ponti, ma, diciamoci la verità, a parte qualche lampo di genio del sempre maestoso Iommi nella sua carriera solista (vedi l'ottimo "Fused" realizzato con la collaborazione di Glenn Hughes), i nostri non sono certo rimasti in primo piano nella scena Heavy mondiale. Nel 2007, però, ecco la reunion, accompagnata da un nuovo monicker, Heaven & Hell, inedito quando affascinante, aggettivi ai quali aggiungerei tranquillamente "obbligato", visto che il buon vecchio Ozzy ha deciso di tenersi i diritti del nome Black Sabbath. Nel 2009, dopo varie voci e annunci di una nuova collaborazione anche in studio, ecco arrivare la nuova ed attesissima creatura: "The Devil You Know" . Pesante, ossessivo e cupo, proprio come si intuisce dalla rappresentazione di copertina, a tratti più orientato verso il Doom che verso l'Heavy Metal più stretto e classico. Ci vuole un po' prima che le varie canzoni riescano a penetrare in maniera accurata nell'orecchio dell'ascoltatore, ma quando finalmente ci riescono il risultato è assicurato e soddisfacente. "Atom & Evil" , "Fear" , "The Turn Of The Screw" e la tenebrosa "Bible Black" (per la quale è stato girato anche un curioso video) sono sicuramente le parti più "doomeggianti" del lotto, non per questo meno in evidenza, anzi, si rivelano pezzi dall'impatto duro e granitico. Toni più soffocanti e lenti si alternano a episodi più sostenuti e veloci (anche se non di moltissimo). Sentire per credere le ottime "Double The Pain" , "Rock And Roll Angel" , "Eating The Cannibals" e "Neverwhere" , dove la chitarra di Iommi sembra ripercorrere le sfrecciate Heavy degli eighties. La voce di R.J. Dio risente inevitabilmente del trascorrere del tempo, ma è sempre epica ed intensa; Butler e Appice costruiscono il loro tappeto sonoro come i maestri sanno fare, senza pause o cadute di tono. Il sound, del resto, è decisamente potente e moderno, come dimostrano anche "Follow The Tears" e "Breaking Into Heaven" ; sembra proprio che il vecchio (ma sempre verde) Iommi non abbia intensione di arrendersi alla carta d'identità e dimostrare che può ancora dire la sua. "The Devil You Know" , atteso sin dal momento della sua annunciazione dall'intera scena metal, non delude affatto, anzi tutt'altro, rincuora. Il disco sorprende e affascina, la band stupisce ancora una volta per la capacità dei di dare sempre il massimo, nonostante l'età avanzata, ennesima dimostrazione che, anche nel 2009, sono spesso (ahimè) sempre i grandi del passato a guidare la scena con grinta e carisma ineguagliabili.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2009
Etichetta: Roadrunner
Genere: Heavy Metal

Tracklist:

01. Atom & Evil
02. Fear
03. Bible Black
04. Double The Pain
05. Rock And Roll Angel
06. The Turn Of The Screw
07. Eating The Cannibals
08. Follow The Tears
09. Neverwhere
10. Breaking Into Heaven

Line-Up:

Ronnie James Dio - Voce
Tony Iommi - Chitarra
Geezer Butler - Basso
Vinny Appice - Batteria

VOTO: 8,5

Video - "Bible Black"

venerdì 27 febbraio 2009

New Releases : "Above And Beyond" - Bad Habit

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I paesi del nord d’Europa sembrano aver ormai conquistato un certo monopolio per quanto riguarda il panorama melodico nella sua interezza. Dall’AOR al Power, in questi ultimi anni si sono affacciate sulla scena nuove ed interessanti realtà, fresche di idee e di piacevoli intuizioni, ma non per questo distanti dalle loro radici più profonde o con l’intenzione di rinnegare la tradizione. Qualche nome? Last Autumn’s Dream e Brother Firetribe su tutti, grandiosi portabandiera del rock melodico, per non parlare dei Leverage, una delle poche band in grado di interpretare quel tipo di metal melodico e potente allo stesso tempo senza cadere nella banalità. Ci sono poi casi particolari, come quello che vede protagonisti gli svedesi Bad Habit. Compatrioti degli oramai più acclamati Last Autumn’s Dream, anch’essi vengono spesso annoverati fra le nuove leve del panorama AOR, dimenticando, in qualche fatale attimo di distrazione, che gli scandinavi sono attivi addirittura dal lontano 1986. Questi “vecchi ragazzi” si presentano così in quest’inizio 2009 con la loro nuova pubblicazione: "Above And Beyond" , a quattro anni di distanza da "Hear-Say" , uscito nel 2005. Già la splendida copertina basterebbe a riassumere il succo del lavoro, spensierato ed effervescente, con quel pizzico di malinconia che non guasta mai, caratteristiche basilari per una buona creazione melodica. Nonostante la sua lunghezza - a marcare presenza ci sono addirittura 13 brani - "Above And Beyond" non permette, infatti, la manifestazione nemmeno di un singolo sbadiglio, riscaldando l’atmosfera con quel mix riuscito di chitarre piuttosto ispirate e tastiere in grado di dipingere sfumature colorate e avvolgenti. Sono episodi come "I Don’t Want You" , "Just A Heartbeat Away" e la perla "Don’t Want To Say Goodbye" , senza dubbio l’apice del disco, ad assicurare un sicuro gradimento dell’ascoltatore. Le sonorità messe in campo dai cinque svedesi sembrano sposarsi a meraviglia con la stagione primaverile ormai prossima, proponendo la leggerezza di pezzi come "Let Me Be The One" , molto soft, vagamente affine ai Journey del piccolo gioiello "Arrival" , la cadenzata "Surrender" e la più appassionante "Calling Your Name" . Si rivelano riuscite le altrettanto suadenti ed emozionanti "A Lot To Lean" , davvero ottima nel suo incedere, malinconico quanto basta, "I Believe" e la sorprendente title-track "Above And Beyond" , sicuramente un’altra vetta raggiunta dal disco. Il quintetto evidenzia un certo affiatamento, ponendo in primo piano il chitarrista Sven Cirnski e il tastierista Hal Marabel, impegnato anche alla seconda chitarra. Molto convincente la prova vocale di Bax Fehling, dall’ugola calda e passionale, più che mai adatta per il sound ultra-melodico che ci viene proposto. Fehling dietro al microfono ci sa fare eccome: a dimostrazione di tale teoria, per nulla azzardata, sono le trascinanti "My Confession" e "Let Me Tell You" , molto simili nelle caratteristiche alle ultime proposte dei Last Autumn’s Dream di Mikael Erlandsson, al cospetto delle quali non sfigurano poi di certo le conclusive "Never Gonna Give You Up" e "I Need Someone" . A conti fatti, "Above And Beyond" è dunque un altro esempio lampante di come quest’inizio 2009 si stia rivelando molto più che soddisfacente. Dopo le buone prove di Places Of Power, Place Vendome e Last Autumn’s Dream, infatti, ci pensano i Bad Habit a proseguire la striscia di risultati positivi, presentando al pubblico un lavoro di sicuro affidamento, che si fa gradire per la sua spensieratezza e per la bellezza ed efficacia dei ritornelli. Indubbiamente un’uscita da ascoltare ed apprezzare.

Luca "El Pata" Corsi

Recensione disponibile anche qui: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7622

Anno: 2009
Etichetta: AOR Heaven
Genere: AOR

Tracklist:

01. I Don’t Want You
02. Just A Heartbeat Away
03. Don’t Want To Say Goodbye
04. Let Me Be The One
05. A Lot To Lean
06. I Believe
07. Above And Beyond
08. My Confession
09. Let Me Tell You
10. Surrender
11. Calling Your Name
12. Never Gonna Give Up To You
13. I Need Someone

Line-Up:

Bax Fehling - Voce
Sven Cirnski - Chitarra
Hal Marabel - Tastiere / Chitarra
Patrik Södergren - Basso
Jaime Salazar - Batteria

VOTO: 8

Video - "I Don't Want You"

Video - "Above And Beyond"

mercoledì 11 febbraio 2009

New Releases : "Dreamcatcher" - Last Autumn's Dream

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Il 2008 si è rivelato un anno a dir poco stellare per AOR e Hard Rock inteso nel suo aspetto più melodico. Le grandiose interpretazioni di mostri sacri ed immortali come Journey, Jimi Jamison e House Of Lords, unite alle piacevoli conferme degli stupefacenti e frizzanti Brother Firetribe, dei nostrani My Land e degli svedesi Last Autumn’s Dream, sono riuscite a creare un’atmosfera vincente nonché difficilmente eguagliabile, perlomeno non in tempi brevi. Se molto probabilmente la maggior parte degli artisti qui sopra citati si prenderanno un anno di riposo (assolutamente meritato, ci mancherebbe), c’è qualcuno che non vuol rischiare di perdere nemmeno un secondo, cercando di cavalcare l’onda del successo il più possibile, fino a quando l’ispirazione e la voglia di proporsi lo concedono. Non è un caso, infatti, se gli svedesi Last Autumn’s Dream non si sono quasi mai concessi una pausa dal 2003, anno del debutto omonimo. La band del talentuoso cantante/tastierista Mikael Erlandsson ha saputo giocarsi le proprie carte, mantenendo negli anni un rendimento costante e di elevata sicurezza, raggiungendo proprio nell’annata appena conclusa il proprio, attuale, apice compositivo con il bellissimo "Hunting Shadows" . Ma non c’è tempo per tirare il fiato, chi si ferma è perduto. Così, prima nel mercato giapponese, poi in Europa, esce ad inizio 2009 la nuova fatica degli svedesi: "Dreamcatcher" . Sin dal primo ascolto si capisce immediatamente che la volontà di Erlandsson e soci è quella di ripetere i fasti raggiunti con il precedente lavoro, riproponendo lo stesso sound e la stessa grinta, oramai marchio di fabbrica della band. Adrenalina ed entusiasmo sono le qualità migliori che i vari episodi del lotto (addirittura ben 13) riescono a infondere nell’animo dell’ascoltatore. Quest’ultimo non avrà certo bisogno di un ascolto troppo attento o eccessivamente ripetuto per gradire pezzi di elevata caratura come "One By One" , "Hold On To My Heart" , le gustosissime power-ballad "Never Faraway" e, soprattutto, "Frozen Flower" , per non parlare della travolgente "Silent Dream" . Un inizio a dir poco spumeggiante, coronato dall’esplosività dell’eccitante "Alarm" , il cui riff è un chiaro e quanto mai voluto omaggio agli Aerosmith, tributati riecheggiando le note della storica "Dream On" . Se la prima parte si chiude con le dolci note di "Never Faraway" , la seguente metà esordisce con tutta la velocità e le strofe coinvolgenti della folgorante "Your Kind Of Loving" , assolutamente degna dei migliori Bon Jovi d’ottantiana memoria. Del resto, risulta quanto mai evidente il punto di riferimento che il biondo Jon rappresenta per il quartetto, come dimostrano anche le sfiziose "The Last To Know" , "When Love Strikes Down" e la superlativa "Who Needs Love" (una delle vette massime del disco), senza dimenticare le parti vocali, davvero ottime, di Mikael Erlandsson, più volte accostabili al rocker del New Jersey. Si confermano e all’altezza anche i fondamentali contributi dei suoi compagni di avventura Andy Malecek (chitarra, ex Fair Warning), Marcel Jacob (basso, Talisman) e Jamie Borger (batteria, Treat e Talisman), protagonisti di un tappeto sonoro cosparso di ingegnosi spunti, frutto di anni di esperienza nel genere e di un’ispirazione, attualmente, al massimo dell’espressività. Spunti positivi che non calano nemmeno sul finire del lavoro, dove il duo composto da "Me & You" - chiaro omaggio al super classico dei The Knack, "My Sharona" - e dalla delicata "When My Love Has Left Your Heart" , chiude come meglio non poteva un prodotto al di sopra della media. Non c’è dubbio, questo "Dreamcatcher" si candida già sin da ora per un posto nella Top Ten di quest’anno. Fresco, solare e capace di unire l’hard rock di stampo americano al rock melodico, come pochi al giorno d’oggi sono in grado di proporre con successo, è la definitiva conferma, se ce ne fosse stato ancora il bisogno, per questa band talentuosa e affascinante.

Nota: da segnalare la presenza della splendida cover "Hello, Hello, Hello" dei New England nella versione destinata al mercato giapponese.

Luca "El Pata" Corsi

Recensione disponibile anche qui: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7583

Anno:2009
Etichetta: Escape
Genere: AOR

Tracklist:

01. Welcome (Intro)
02. One By One
03. Hold On To Your Heart
04. Frozen Flower
05. Silent Dream
06. Alarm
07. Never Faraway
08. Your Kind Of Loving
09. The Last You Know
10. When Your Love Strikes Down
11. Who Needs Love
12. Me & You
13. When My Love Has Left Your Heart

Line Up:

Mikael Erlandsson - Voce / Tastiere
Andy Malecek - Chitarra
Marcel Jacob - Basso
Jamie Borger - Batteria

VOTO: 8,5

giovedì 5 febbraio 2009

Classic Reviewes : "Indiscreet" - FM

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Poche ma buone. Così si potrebbero indubbiamente definire le band di origini britanniche dedite all’AOR nella sua definizione più pura ed incontaminata. Presenze di prestigio come Magnum, Shy e, in particolar modo, i magici FM, hanno contribuito alla conquista degli eighties da parte di uno dei generi più amati e seguiti della scena rock. La band dei fratelli Steve (voce e seconda chitarra) e Chris Overland (chitarra solista), si formò nel lontano 1984, quando furono arruolati anche il tastierista Didge Digital, il bassista Merv Goldsworthy (ex Samson) e il batterista Pete Jupp. Assente nella prima parte della decade, il quintetto londinese si affermò come una delle principali realtà della scena a partire dal 1986, anno d’uscita del debutto, il bellissimo "Indiscreet" . Il successo conquistato dall’opera, permise agli Overland di seguire in tour artisti di fama internazionale come Europe, Meat Loaf, Foreigner e REO Speedwagon. "Indiscreet" , figlio del sound del proprio tempo come la maggior parte dei platter pubblicati in quel periodo, si manifesta, infatti, come un concentrato di sconfinata melodia, cullata ed impreziosita in modo elegante dal massiccio, ma non per questo spropositato, uso delle tastiere - immancabili nel genere da noi seguito - ricalcate in maniera altrettanto magistrale dalle chitarre. Una sapiente formula, che conduce alla creazione di un’atmosfera sognante, a dir poco magica ed onirica. Così, nei ripetuti ascolti piacevolmente stimolati dalla fresca positività trasmessa dalle gustose trame melodiche, non si può far a meno di venir catturati dalle emozioni espresse in episodi quali "Other Side Of Midnight" , "American Girls" e dalla fantastica "That Girl" .Quest’ultimo è probabilmente il brano più famoso della band inglese e forse, uno dei più rappresentativi del genere. Senza ombra di dubbio, una delle stelle di maggior splendore dell’intero lavoro, basti pensare che verrà addirittura ripresentata dagli Iron Maiden come b-side nel singolo "Stranger In A Strange Land" . A rendere particolarmente estasianti le trame melodiche proposte, contribuiscono in maniera decisiva le ispirate tastiere di Didge Digital (pseudonimo di Philip Manchester), le quali, come già ricordato, si ritagliano uno spazio a dir poco importante nell’ottima riuscita del disco. L’unione vincente delle atmosfere "keyboards-oriented" con le sei corde altrettanto in forma dei fratelli Overland, permette a perle di rara bellezza come "Hot Wired" , "I Belong To The Night" , "Heart Of The Matter" di sprigionare maggiore lucentezza, esaltando (cosa non da poco) l’orecchio dell’ascoltatore in un’estasi di suggestioni e colori.In grande evidenza il mastermind Steve, protagonista più che per l’accompagnamento alla seconda chitarra, per l’eccellente prova vocale sciorinata in ogni parte del disco, portata a livelli eccelsi in particolar modo negli episodi più ammiccanti e sentimentali. E’, infatti, in pezzi struggenti quali le zuccherose ballad "Love Lies Dying" e "Frozen Heart" , la più movimentata "Face To Face" e la già ampiamente lodata "That Girl" , che la passionale ed intensa voce di Overland raggiunge il proprio apice interpretativo. Nessuna esitazione dunque. "Indiscreet" , si afferma come uno dei dischi simbolo della nostra decade prediletta - oramai perduta nelle sabbie del tempo - divenendone caposaldo e pilastro immortale. Melodico fino al midollo e ampiamente orecchiabile in tutte le sue componenti, questo piccolo tesoro non dovrebbe essere assente, per alcuna ragione, dalle vostre collezioni di amanti della classe e dell’eleganza messe in musica .

Luca “El Pata” Corsi

Recensione disponibile anche qui: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7552

Anno: 1986
Etichetta: CBS Records / Portrait
Genere: AOR

Tracklist:

01. That Girl
02. Other Side Of Midnight
03. Love Lies Dying
04. Frozen Heart
05. American Girls
06. Hot Wired
07. Face To Face
08. I Belong To The Night
09. Heart Of The Matter

Line Up:

Steve Overland - Voce / Chitarra
Chris Overland - Chitarra
Merv Goldsworthy - Basso / Voce
Didge Digital - Tastiere
Pete Jupp - Batteria / Voce

VOTO: 9

Video - "That Girl"

Video - "Frozen Heart"

lunedì 19 gennaio 2009

New Releases : "Tales Of The Crown" - Axel Rudi Pell

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Gli anni '80 sono finiti da un bel po', le stagioni passano, i presidenti si succedono, ma, lui, resta sempre lo stesso. Axel Rudi Pell dal momento del suo esordio non ha mai smesso di proporre al suo pubblico la sua musica. Ispirato dal mago della chitarra Ritchie Blackmore, stregato dalle magiche note di Deep Purple e Rainbow, il biondo guitar hero ha saputo negli anni seguire il giusto insegnamento. "Tales Of The Crown" è dodicesimo disco da studio del chitarrista tedesco, il quale non si distacca per nulla dal sound che ha saputo amalgamare negli anni. Inferiore rispetto al precedente bellissimo "Mystica" , il nuovo lavoro è comunque incisivo quanto basta per far godere all'ascoltatore il metal melodico della chitarra ruggente di Axel. Come da copione, l'opener "Higher" è di buon impatto, rivelandosi una song più che mai azzeccata e una delle migliori del disco, seguita da "Ain't Gonna Win" , e, in una velocità decisamente più sostenuta, da "Angel Eyes" . La voce di Johnny Gioeli incanta come nei dischi precedenti, straordinaria nell'interpretazione, anche nei pezzi che sembrano essere più deboli rispetto ad altri ( "Crossfire" ), ma in particolar modo delle ballad. Già, le ballad, Axel Rudi Pell è sempre stato uno dei pochi esponenti dell' Heavy Metal di matrice classica a saper confezionare a dovere meravigliose canzoni romantiche e malinconiche. Non fa eccezione nemmeno in questo lavoro, dove fanno la loro apparizione la discreta "Touching My Soul" e, soprattutto, la conclusiva e più coinvolgente "Northern Lights" , che a mi avviso può essere considerata come uno dei lenti più riusciti del biondo chitarrista negli ultimi anni. Come sempre, nemmeno la title-track si presenta come un episodio eccessivamente veloce ed esplosivo, ma comunque dalla riuscita più che buona, grazie anche (per l'ennesima volta) alla gran voce di Gioeli. Ritmi scoppiettanti protagonisti nell'accoppiata formata da "Riding On An Arrow" e "Buried Alive" , nelle quali si scatena anche il funambolico ed esplosivo drumming di Mike Terrana. C'è anche spazio, infine, per una parte esclusivamente strumentale, la discreta "Emotional Echoes" , dove Pell ha piena iniziativa. "Tales Of The Crown" non offre niente di nuovo, ma, come si sa, non è in quest'artista che vanno cercate innovazioni o stravolgimenti. Detto questo, il lavoro è un buon disco di Heavy Metal orecchiabile e intenso, come da tradizione del guitar hero teutonico, quanto basta per alzare le nostre corna al cielo, con soddisfazione.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2008
Etichetta: SPV / Audioglobe
Genere: Heavy Metal

Tracklist:

01. Higher
02. Ain't Gonna Win
03. Angel Eyes
04. Crossfire
05. Touching My Soul
06. Emotional Echoes
07. Riding On An Arrow
08. Tales Of The Crown
09. Buried Alive
10. Northern Lights

Line-Up:

Axel Rudi Pell - Chitarra
Johnny Gioeli - Voce
Volker Krawczak - Basso
Ferdy Doenberg - Tastiere
Mike Terrana - Batteria

VOTO: 7,5

domenica 18 gennaio 2009

Legends Of Metal : Iron Maiden - Part II

L'arrivo di Dickinson (1981-1983)


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Allontanato Di'Anno, gli Iron Maiden si mettono al lavoro per trovare un nuovo cantante. Nel 1981 il gruppo, al Reading Festival, assiste all'esibizione di una band di nome Samson che sta riscuotendo un gran successo ed un'ottima partecipazione di pubblico grazie anche al lavoro svolto dal vocalist Bruce Dickinson, all'epoca soprannominato Bruce Bruce o Air Raid Siren ( "sirena d'attacco aereo" ). Gli Iron Maiden decidono allora di ingaggiare proprio questo cantante che, a poche settimane di distanza dal festival, entra definitivamente nel gruppo. La band entra in studio di registrazione nel 1982, e dopo pochi mesi esce il terzo album, "The Number Of The Beast" , preceduto dal primo singolo "Run To The Hills" . Il disco presenta elementi sonori rinnovati rispetto ai due precedenti album ed è caratterizzato da un sound nuovo ed arricchito, ancora più vario dei precedenti, grazie alle notevoli capacità vocali di Bruce. Questo album è a tutt'oggi ritenuto tra i più importanti tra quelli prodotti in ambito metal e tra i più influenti per le future leve di questo genere. Nel disco sono presenti alcune delle canzoni più importanti della band, come "Children Of The Damned" , "22 Acacia Avenue" , "Hallowed Be Thy Name" , "Run To The Hills" e la title-track "The Number Of The Beast" ; la ricchezza stilistica proposta viene ripagata con l'ascesa dell'album al primo posto nelle classifiche nazionali britanniche. Come tanti gruppi heavy metal di quegli anni, anche gli Iron Maiden non rimangono esenti da accuse di satanismo lanciate dalle principali organizzazioni religiose. Alcune di esse, in occasione dell'uscita di "The Number Of The Beast" tentano più volte di boicottarne la distribuzione, giungendo al punto di bruciarne varie copie in pubblico, anche se in realtà il brano che dà il titolo all'album e soprattutto il suo testo introduttivo:<<Woe to you, oh Earth and Sea, for the Devil sends the Beast with wrath because he knows the time is short. Let him who hath understanding reckon the number of the Beast for it is a human number. Its number is six hundreds and sixtysix>> (Guai a voi, Terra e Mare, poiché il Diavolo incollerito invia la Bestia, sapendo che il tempo è poco. Chi comprende questi argomenti riconosca il numero della Bestia, poiché è un numero umano. Il suo numero è seicentosessantasei), narrato dall'attore Vincent Price (sebbene non fu mai Price ad incidere la canzone, bensì un imitatore, dato che lo stesso Price pretese "non meno di 25.000 sterline" dal gruppo, che, ancora agli esordi, la ritenne una spesa eccessiva), sono tratti dal libro di Rivelazione (o Apocalisse) contenuto nella Bibbia. Il gruppo non fa molto caso alle polemiche e dà il via al tour The Beast on the Road, in cui gli Iron Maiden ricoprono il ruolo di headliner per quasi tutte le tappe, tranne che negli Stati Uniti dove in alcune date aprono ai Rainbow, ad Ozzy Osbourne e ai 38 Special. Tuttavia il 29 giugno, al loro primo concerto da headliner, a New York si registra il tutto esaurito e durante lo show compaiono nuove scenografie che ruotano attorno ad un gigantesco pupazzo di Eddie. Anche grazie a Dickinson e Smallwood, che contribuiscono alla stabilità del gruppo, il gruppo si presenta ancora più dinamico e scatenato, con esibizioni live caratterizzate da una più accesa teatralità.

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La fama mondiale (1983-1986)

Terminata la tournée, la band si prende un periodo di riposo alle Bahamas dove registra il nuovo album, intitolato "Piece Of Mind" (1983), subito seguito dal World Piece Tour. Il disco vede l'entrata in scena del nuovo batterista Nicko McBrain, ex collaboratore di Pat Travers e Trust, inserito nella band dopo la defezione di Clive Burr, uscito per problemi di stress e salute. Musicalmente l'album presenta nuove influenze sonore, mutuate dalla scuola progressive rock, risultando meno massiccio dei precedenti grazie all'inserimento di brani più melodici e strutturalmente più complessi e ricercati. Gran parte di queste novità sono dovute proprio allo stile più tecnico e raffinato di McBrain, a differenza di quello di Burr che era più diretto ed incisivo. Un ulteriore aiuto venne da Dickinson che, grazie alla sua laurea in storia e letteratura, compose testi molto colti (ad esempio "Revelations" e "Flight Of Icarus" ). L'album viene molto apprezzato, e il brano "The Trooper" diviene una delle canzoni distintive degli Iron Maiden. Sempre alle Bahamas, il quintetto registra nel 1984 il suo quinto album, intitolato "Powerslave" . Il disco riscuote anch'esso un enorme successo, centrando la seconda posizione delle classifiche nazionali e ripresenta sonorità più dure, conservando allo stesso tempo i tratti progressive inseriti nel precedente "Piece Of Mind" . A caratterizzare principalmente questo prodotto è l'ispirazione del gruppo verso la civiltà egizia, con frequenti riferimenti nei testi dei brani alla cultura e alle credenze di questo popolo antico. I due singoli "Aces High" e "2 Minutes To Midnight" , assieme alla title-track e alla traccia conclusiva "The Rime Of The Ancient Mariner" , ispirata all'omonimo poemetto di Coleridge, diventano presto classici del gruppo e verranno suonate dal vivo in numerosi concerti. Il brano "Flash Of The Blade" fa parte, tra l'altro, della colonna sonora di "Phenomena" , un film di Dario Argento. Il loro successivo tour mondiale, il World Slavery Tour, il più lungo mai sostenuto dalla band, durata complessiva tredici mesi, per un totale di 360 concerti. Alle date del tour si aggiunsero anche la partecipazione, come headliners, al festival Rock in Rio (dove suonano di fronte ad un pubblico stimato tra i 250.000 e i 350.000 spettatori), e durante le quattro serate di sold out alla Long Beach Arena viene registrato il "Live After Death" (1985), considerato dalla stampa di settore uno dei più grandi dischi dal vivo nella storia del genere.

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(Fonte: http://www.wikipedia.it/)

sabato 17 gennaio 2009

New Releases : "No Man's Land" - My Land

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Gli Stati Uniti sono sempre stati la culla del rock melodico. Band d'eccezione come Journey, Survivor e REO Speedwagon sono state partorite dal "sogno americano", evidenziandosi nel periodo ottantiano e confermandosi negli anni successivi come gli indiscussi maestri del genere. Anche Inghilterra e Germania possono contare su formazioni in grado di tenere alta la bandiera del proprio paese nel panorama AOR, basti pensare agruppi del calibro di FM, Magnum e Shy per i britannici e ai Fair Warning per i tedeschi. L' Italia, nonostante abbia visto il fiorire di molte band dedicate all' Hard Rock e all' Heavy Metal più classico, non ha forse mai avuto una band che rappresentasse la scena più melodica. In questi ultimi tempi, però, si è affacciata sulla scena, una formazione che, visti i primi risultati, sembra potersi eleggere con il titolo di "Italian Gods Of AOR" . I milanesi My Land, infatti, danno alla luce un disco a dir poco stupefacente, "No Man's Land" , avvalendosi anche delle prestigiose collaborazioni di due chitarristi come Kee Marcello (ex Europe) e Tommy Denander. Sin dalla prima nota, si sente subito il grande insegnamento che i Journey di Neil Schon e Steve Perry hanno impartito ai nostri. Infatti, episodi come l'opener "Anytime" , la successiva "The Wind Of Late September" , entrambe dal ritornello pressochè irresistibile, e l'altrettanto magnifica "(Someday) Loves Leaves You Lonely" , dimostrano il grande punto di riferimento che ha rappresentato l' AOR di stampo statunitense. Le atmosfere sono sensazionali, coinvolgenti e di ottima fattura, con le tastiere sempre in grande evidenza, come da tradizione. "How Much Love" e "Voices" si presentano come le ballad di turno, con il loro delicato tocco di chitarra e tastiera. Sembra veramente di sentire i Journey di a metà fra "Frontiers" e "Raised On Radio" . Più roboanti sono i ritmi di pezzi del calibro di "Heat Of Emotion" e, soprattutto, di "Age Of My Dreams" e "One Step Closer" . Grande la prova di tutta la band, con il cantante Guido Priori, ottimo sia nei lenti che nei capitoli più incisivi. Impeccabili anche le chitarre di Marzio Kier, Marco Andreasi e la tastiera del fratello Stefano, senza dimenticare l' ottimo drummer Paolo Morbini. Questi ragazzi sembrano saperci fare, non resta che attendere il prossimo, speriamo altrettanto convincente, episodio.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2008
Etichetta: Valery Records
Genere: AOR

Tracklist:

01. Anytime
02. The Wind Of Late September
03. (Someday) Love Leaves You Lonely
04. Heat Of Emotion
05. How Much Love
06. Age Of My Dreams
07. Voices
08. One Step Closer
09. Running In The Night
10. Prisoner Of Love

Line-Up:

Guido Priori - Voce
Marco Andreasi - Chitarra
Marzio Kier - Chitarra
Clod Corazza - Basso
Stefano Andreasi - Tastiere
Paolo Morbini - Batteria

Additional Musicians:

Kee Marcello, Tommy Denander - Chitarra

VOTO: 9

Video - "One Step Closer"

venerdì 16 gennaio 2009

Legends Of Metal : Iron Maiden - Part I

Gli inizi (1975-1980)

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Gli Iron Maiden nascono nel 1975 a Leyton, un quartiere situato ad est di Londra, per opera del bassista Steve Harris, che aveva già militato in band come Gypsy's Kiss e Smiler. Harris prende l'ispirazione per il nome del gruppo guardando il film L'uomo dalla maschera di ferro, in cui compariva lo strumento di tortura detto vergine di Norimberga o "vergine di ferro" (in inglese iron maiden). La prima formazione del gruppo fu costituita da Harris al basso, Dave Sullivan e Terry Rance alle chitarre, Paul Day alla voce e Ron "Rebel" Matthews alla batteria. Il loro primo concerto si tenne nel 1975 al Cart and Horses, un pub di Stratford; in quella occasione venne suonato per la prima volta dal vivo il brano "Iron Maiden" . Verso la fine dell'anno Sullivan venne sostituito da Dave Murray proveniente dagli Evil Ways, un gruppo della scuola di Hackney in cui suonava anche Adrian Smith (Murray ed il fondatore della band saranno gli unici membri fissi nell'intero arco della carriera del gruppo). Pur presentando uno stile musicale che si ispira, in parte, al punk, gli Iron Maiden si proposero fin da subito come alternativi a gruppi come Sex Pistols e Clash, che allora dominavano le classifiche musicali. Nel clima musicale dell'epoca, dominato dal punk britannico, ebbero inizialmente non poche difficoltà a trovare spazio; la loro grande occasione per farsi conoscere venne dal Ruskin Arms, uno dei pochi locali londinesi che proponeva musica dal vivo hard rock e heavy metal. Oltre alla musica, la band cura molto anche la propria scenografia, in quanto i loro concerti sono spesso accompagnati da effetti pirotecnici (in genere prodotti dagli stessi membri del gruppo). In questo periodo, fece una delle prime comparse "Edward The Head" , una creatura dalle sembianze mostruose, in seguito conosciuta come "Eddie" , che sarebbe diventata la loro mascotte ufficiale. Dopo numerosi cambi di formazione, il gruppo trovò una certa stabilità con l'ingresso del cantante Paul Di'Anno e di Doug Sampson alla batteria nel dicembre del 1978 (quest'ultimo aveva già suonato con Harris negli Smiler). Questa formazione diede vita al primo demo degli Iron Maiden, intitolato "The Soundhouse Tapes" . La prima tiratura di 5.000 copie del prodotto viene venduta per corrispondenza e va a ruba nel giro di poco tempo e venne presentato a Neal Kay, famoso dj heavy metal britannico. Kay, inizialmente, sembrò snobbare il lavoro della band senza averlo nemmeno ascoltato ma, infine, decise di portarsi la loro audiocassetta a casa. Ascoltandola, Kay rimase stupefatto dalle potenzialità della giovane band, e così decise di trasmettere il demo nella sua radio. Il brano "Prowler" comparve nelle chart del giornale Sounds, dalle cui pagine il giornalista Geoff Barton conierà, tra i primi, il termine New Wave Of British Heavy Metal. Nel luglio 1979 una di queste copie finisce nelle mani del manager Rod Smallwood (famoso talent scout dei Judas Priest) che, ben impressionato, fa suonare gli Iron Maiden prima come spalla dei Motörhead il 3 settembre e poi come headliners al Marquee Club di Londra il 19 ottobre. A questo concerto è presente anche Brian Shepard, il direttore della EMI. In breve tempo il gruppo ingaggia un secondo chitarrista, Tony Parsons, e incide due nuovi brani, "Sanctuary" e "Wrathchild" per la compilation "Metal For Muthas" , pubblicata il 15 febbraio 1980 dall'etichetta Sanctuary Records. Dopo questa pubblicazione, Sampson abbandona la band per motivi di salute e viene prontamente sostituito da Gary Edwards (che compare solo nel brano "Burning Ambition" , b-side di "Running Free" ). Successivamente Harris recluta anche Dennis Stratton come secondo chitarrista dopo il rifiuto di Adrian Smith (poiché la sua band, gli Urchin, in quel momento riscuoteva un buon successo) e Stratton porta con sè il nuovo batterista Clive Burr. L'8 febbraio esce il singolo "Running Free" , il quale raggiunge il 34° posto nelle classifiche britanniche e porta la band a suonare alla trasmissione Top of the Pops della BBC.

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I primi successi (1980-1981)

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Steve Harris, fondatore del gruppo, insieme a Dave Murray. Con la nuova formazione viene pubblicato, il 14 aprile 1980, l'omonimo album d'esordio del gruppo, "Iron Maiden" , che consegue un ragguardevole successo raggiungendo la posizione #4 delle classifiche britanniche, grazie a brani come "Prowler" , "Running Free" , "Phantom Of The Opera" ed "Iron Maiden" . Gli Iron Maiden partono dunque per il loro primo tour ufficiale, che entusiasma molto le folle, stupefatte dalle loro prestazioni sia musicali che sceniche. Si esibiscono come gruppo spalla dei Judas Priest nel loro British Steel Tour e in seguito, nel resto dell' Europa, fanno da supporto alla tournée di "Unmasked" dei Kiss. Per la prima volta suonano anche in Italia, con tappe a Roma il 29 agosto e a Milano il 2 settembre. Nel mese di giugno esce il singolo "Sanctuary" , non incluso nell'edizione europea dell'album; il disco suscita non poche polemiche per la copertina raffigurante Eddie che brandisce un coltello sulle spoglie di Margaret Thatcher (allora primo ministro inglese). L'illustrazione venne censurata, coprendo gli occhi della Thatcher con una linea nera. Dopo il tour, Stratton lascia il gruppo per divergenze musicali con gli altri membri (fonderà in seguito i Lionheart). Nella band entra così Adrian Smith, amico d'infanzia di Dave Murray e già chitarrista degli Urchin. L'8 novembre esce il singolo "Women In Uniform" (cover degli australiani Sky-Hooks) sulla cui copertina compare nuovamente la Thatcher, questa volta armata di mitra e nascosta dietro ad un muro in attesa di vendicarsi di Eddie che passeggia ignaro a braccetto con due prostitute. Rinnovato l'organico, gli Iron Maiden iniziano le registrazioni per il secondo album, pubblicato nel 1981 con il titolo "Killers" . Il disco evidenzia una notevole maturazione nella tecnica. La produzione, altro elemento di qualità del disco per il notevole miglioramento delle registrazioni in studio, è affidata a Martin Birch, già produttore di altri gruppi come Deep Purple e Rainbow. L'album, sebbene ritenuto valido dalla critica, grazie anche a canzoni come la title-track, "Wrathchild" e "Murders In The Rue Morgue" , non riesce però a replicare il successo dell'esordio, posizionandosi al 12° posto nelle classifiche del Regno Unito. Il quintetto inizia così un nuovo tour mondiale, in cui è headliner in Europa e Giappone, ed apre concerti anche negli Stati Uniti. Dai concerti nipponici venne estratto anche un EP, intitolato "Maiden Japan" e viene anche ripresa per la prima volta una loro esibizione dal vivo ( "Live At The Rainbow" ). In quel periodo, il carattere eccessivamente "ribelle" di Paul Di'Anno e il suo abuso di alcol e droghe iniziarono creare problemi nell'attività del gruppo, soprattutto in sede live, con il risultato di mettere a repentaglio la riuscita dell'intero tour della band. Per via dei suoi eccessi, la band decise di licenziarlo, anche se Di'Anno sostenne di essersene andato di sua volontà. Dopo la sua partenza, Paul Di'Anno formerà prima i Lonewolf (rinominati poi come Di'Anno, dove suonerà anche il futuro chitarrista degli Iron Maiden Janick Gers) e in seguito i Gogmagog, i Battlezone ed infine i Killers, oltre a cantare con i Praying Mantis.

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(Fonte: http://www.wikipedia.it/)

giovedì 15 gennaio 2009

Classic Reviewes : "Holy Diver" - Dio

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Ronald James Padovana (o Padovano), meglio conosciuto come Ronnie James Dio, è uno dei più grandi cantanti che la storia dell' Heavy Metal abbia mai conosciuto. Unico nel modo di interpretare le canzoni, con quel suo fare poetico intriso di misticismo che lo rende unico ed inimitabile. Ebbene, Mr. Dio è riuscito nel record di prestare la sua magica voce a tre dischi a dir poco fondamentali per le sorti della nostra musica preferita. Tre colonne portanti e imprescindibili come "Rising" dei Rainbow, "Heaven And Hell" dei Black Sabbath e, non da meno, il superbo "Holy Diver" . Quest'ultimo è il frutto del gruppo solista del folletto newyorkese, i Dio, appunto. I componenti di questo super gruppo non sono certo delle semplici comparse: Vivian Campbell alla chitarra (futura sei corde dei Def Leppard), Jimmy Bain al basso e alle tastiere, e il grande Vinny Appice alla batteria (ex Black Sabbath). Il risultato è un capolavoro assoluto di Heavy Metal classico, graffiente e sognante, quasi a fondere i percorsi stilistici delle band in cui Ronnie James ha cantato. Pezzi come "Stand Up And Shout" , "Gypsy" e "Caught In The Middle" sono come un vulcano in eruzione, dove la chitarra di Campbell dimostra di essere una delle più sontuose e magniloquenti degli interi anni '80, accompagnata e imprezisita da passaggi di tastiera altrettanto superbi. Episodi dall'adrenalina alle stelle si intrecciano con altri dall'elevato valore poetico e magico/misterico, quali la sensazionale "Holy Diver" , la meravigliosa "Don't Talk To Strangers" , un crescendo di emozioni senza fine, e la bellissima "Rainbow In The Dark" , una delle canzoni più famose ed amate del folletto, con il suo indimenticabile ritornello e con le sue tastiere ispirate. Non esistono passi falsi o cadute di tono, ma solo capitoli di altissimo valore artistico e dall'appeal vincente. A dimostrazione vi sono "Straight Through The Heart" , la breve ma intensa "Invisible" che introduce la più popolare "Rainbow In The Dark" , e la conclusiva "Shame On The Night" , con gli indimenticabili e inquietanti ululati posti all'inizio del pezzo. La voce di R.J. Dio incanta, neanche a dirlo, per la sua teatralità, mai banale, a volte oscura, altre volte calma, più volte aggressiva ed evocativa. Un maestro che ha insegnato, insegna ed insegnerà sempre come si canta l' Heavy Metal a generazioni su generazioni. Una vera e propria icona di questa musica, che ci ha regalato misericordiosamente uno dei diamanti più splendenti: "Holy Diver" .

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 1983
Etichetta: Mercury
Genere: Heavy Metal

Tracklist:

01. Stand Up And Shout
02. Holy Diver
03. Gypsy
04. Caught In The Middle
05. Don't Talk To Strangers
06. Straight Through The Heart
07. Invisible
08. Rainbow In The Dark
09. Shame On The Night

Line-Up:

Ronnie James Dio - Voce / Tastiere
Vivian Campbell - Chitarra
Jimmy Bain - Basso / Tastiere
Vinny Appice - Batteria

VOTO: 10

Video - "Holy Diver"

Video - "Rainbow In The Dark"

mercoledì 14 gennaio 2009

Classic Reviewes : "Good Trouble" - REO Speedwagon

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Dopo la miracolosa metamorfosi musicale avvenuta all’inizio degli anni ’80, iniziata con la pubblicazione del mastodontico "Hi Infidelity" , i REO Speedwagon del pazzoide e geniale Kevin Cronin avevano di fronte un solo, ma complicato, obiettivo: la conferma. Infatti, se il disco della ribalta ha portato il quintetto americano in cima alle classifiche di mezzo mondo, segnando il passaggio da un Hard Rock elettrico a un AOR ad elevata orecchiabilità, il successivo avrebbe dovuto ripeterne le gesta. Solo una pubblicazione all’altezza della precedente, poteva consacrare definitivamente il combo americano come una delle più importanti e influenti band del rock melodico mondiale. Oggi, nel 2008, sappiamo con assoluta certezza che l’obiettivo fu ampiamente raggiunto. A soli due anni di distanza - correva l’anno 1982 - Cronin e compagnia diedero alle stampe "Good Trouble" , un lavoro spensierato e dall’impatto infallibile, nonché fantastico seguito del capitolo precedente. "Hi Infidelity" alternava pezzi dal ritmo sfrenato ed esaltante, a ballad mozzafiato e strappalacrime: il successore risultò, di fatto, in grado di ripeterne la formula vincente. Basti pensare alla perla "Keep The Fire Burnin' " , non a caso lanciata come primo singolo: un autentico concentrato di frenesia ritmica, chitarre al massimo dell’ispirazione, e tastiere sognanti, per non parlare dello strepitoso e indimenticabile ritornello. Ma, com’è ovvio, non può essere l’unica stella che brilla in un disco rock di grande livello come questo. Sulla magica scia disegnata dell’opener, avanzano senza indugi "Girl With The Heart Of Gold" (cantata in parte dal bassista Bruce Hall), "I’ll Follow You" , "The Key" e la title-track, tutte caratterizzate dalla stessa intensità, stessa carica adrenalinica, e dal medesimo entusiasmo spensierato e coinvolgente. Non ci sono più parole poi, per descrivere un personaggio come Kevin Cronin. Autentico trascinatore del gruppo, dal carisma invidiabile e dalle idee geniali. Un grande musicista, dotato inoltre di una voce particolare che, anche se non paragonabile a “mostri sacri” come Steve Perry o Jimi Jamison, si sposa a meraviglia con le melodie proposte, rivelandosi piacevole ed espressiva. La conferma di questa tesi sono le ballad, o comunque degli episodi maggiormente carichi di passione sentimentale, dove probabilmente Cronin dà il meglio di se. Le appassionanti "Sweet Time" - senza dubbio una dei più grandi lenti degli eighties - "Every Now And Then" e "Back In My Heart Again" , testimoniano la puntigliosa ricerca delle trame più catchy ed easy listening capaci di coinvolgere emotivamente l’ascoltatore, come un vortice impazzito che si trascina dietro ogni cosa che tocca. Se in "Hi Infidelity" era "In Your Letter" la proposta più atipica e originale, dalle sfumature prettamente sixties, nel caso di "Good Trouble" è indubbiamente "Let’s Be-Bop" (dove è ancora Hall la voce principale), brano capace con i suoi riff di riportare la memoria al classico rock ‘n’ roll delle origini, in particolare quello nato ed esploso sul suolo americano negli anni ’50. Riff protagonisti, anche se maggiormente corposi e duri, anche in "Stillness Of The Night" , che si presenta, con certezza, come il pezzo più orientato verso l’ Hard Rock. Così, dopo aver aperto gli anni ’80 con il capolavoro "Hi Infidelity" , colonna portante del movimento AOR, il successo dei REO Speedwagon proseguì grazie allo straordinario "Good Trouble" . Non a caso, il disco rimane tutt’oggi il secondo più venduto nella storia della band, affermandosi a suo tempo alla posizione numero 7 della classifica Billboard e ponendosi come il secondo episodio della gloriosa triade, conclusa degnamente con "Wheels' Are Turnin' " nel 1984. Un acquisto obbligato per tutti gli amanti del genere.

Luca "El Pata" Corsi

Recensione disponibile anche qui: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7246

Anno: 1982
Etichetta: Epic
Genere: AOR

Tracklist:

01. Keep The Fire Burnin'
02. Sweet Time
03. Girl With The Heart Of Gold
04. Every Now And Then
05. I’ll Follow You
06. The Key
07. Back In My Heart Again
08. Let’s Be-Bop
09. Stillness Of The Night
10. Good Trouble

Line-Up:

Kevin Cronin - Voce / Chitarra / Piano
Gary Richrath - Chitarra / Voce
Bruce Hall - Basso / Chitarra / Voce
Neal Doughty - Tastiere / Piano
Alan Gratzer - Batteria / Voce

VOTO: 9

Video - "Keep The Fire Burnin' "

martedì 13 gennaio 2009

New Releases : "Hunting Shadows" - Last Autumn's Dream

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C'è poco da dire, l' AOR ha vissuto il 2008 come un vero e proprio anno di rinascita, sotto tutti i punti di vista. Non bastavano infatti capolavori del calibro dei nuovi di Journey, House Of L0rds, Brother Firetribe e del grande Jimi Jamison, ai quali si aggiunge a pieno merito il grandioso "Hunting Shadows" degli svedesi Last Autumn's Dream. Melodia allo stato puro, con quel pizzico di influenze Hard Rock (soprattuto quello dei Bon Jovi) che non guasta mai, anzi, permette un ascolto più variegato e a volte più movimentato. "Strange Opertaion" , "Rainbow Sky" , "My Alibi" non ti lasciano star fermo, invadono lo stereo e l'orecchio con tutta la lor oenergia e allegria rockeggiante. I ritornelli sono uno dei fiori all'occhiello, ben strutturati e dal giustto appeal melodico. Basti pensare a quelli del tracce già in precedenza citate, soprattutto alla bellissima "Rainbow Sky" , a mio avviso la migliore del disco. Le scariche che trasportano verso un rock maggiormente roccioso e a volte aggressivo is rivelano essere "Lost In Moscow" , la spensierata "Serenity" , "War Of Your Worlds" ma soprattutto "R U Ready To Rock 'N' Roll" . Molto granitica e massiccia, ma non per questo di livello inferiore rispetto alle altre tracce, anche "Save Our Love" e "Overnight Sensation" , poste a conclusione del lotto, un finale de cisamente all'altezza della parte iniziale. La voce del singer Mikael Erlandsson (che si occupa anche delle tastiere) ricorda spesso quella del ben più famoso e lodato Jon Bon Jovi , tono che gli permette maggiormente di conquistarsi maggiori grazie da parte di chi ascolta. Fantastica sui momenti più romantici che la band ci propone, ovvero "Every Beat Of My Heart" (più movimentata di quanto il titolo possa suggerire) e la straordinaria perla chiamata "I'm Not Supposed To Love You Anymore" , fantastica, in tutto il suo apporto malinconico e struggente. "Hunting Shadows" piacerà agli amanti dell' Hard Rock più melodico e raffinato, oltre agli appassionati dell' AOR di ottantiana memoria. Da sentire e gustare.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2008
Etichetta: Escape / Frontiers
Genere: AOR

Tracklist:

01. Strange Operation
02. Rainbow Sky
03. My Alibi
04. I'm Not Supposed To Love You Anymore
05. Lost In Moscow
06. R U Ready To Rock 'N' Roll
07. Serenity
08. War Of Your Worlds
09. Save Our Love
10. Every Beat Of My Heart
11. Overnight Sensation

Line-Up:

Mikael Erlandsson - Voce / Tastiere
Andy Malecek - Chitarra
Marcel Jacob - Basso
Jamie Borger - Batteria

VOTO: 9

sabato 10 gennaio 2009

New Releases : "Immortal" - Bob Catley

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Quando capita di ascoltare un disco di elevata caratura, sotto tutti i punti di vista, va trattato con la massima cura e delicatezza, dato che, di questi tempi, la cosa è decisamente rara. Soprattutto in ambiti quali l' Heavy Metal di stampo classico e il Power più orecchiabile sembra esserci un po' di carenza, o di ripresentazione ossessiva di idee trite e ritrite. Quindi, quando ci si trova dinanzi ad un disco come "Immortal" , nuovo lavoro solista di Bob Catley, storico singer degli inglesi Magnum, non si può fare a meno che restare esterefatti. Infatti il sempreverde cantante inglese, riesce nell'impresa di sfornare un disco di Heavy Metal dal sapore classicheggiante, con tinte decisamente melodiche, degni residui delle esperienze derivanti dal rock melodico anni '80. Sin dalla prima traccia, la superba e magnioquente "Dreamers Unite" , l'ascoltatore sembra essere proiettato in un modo aparte, fatto di draghi, cavalieri e maghi in grado di realizzare qualsiasi desiderio o richiesta. Il desiderio riguardante la volontà di sentire un disco di rara bellezza è stato esaudito come meglio non si poteva. Pezzi come "We Are Immortal" , "End Of The World" e "Open Your Eyes" , con una irresistibile e maestosa atmosfera creata dalle superbe tastiere di Magnus Karlsson (autore anche di tutti i testi), facilitano l'ascolto del lavoro, avvolgendo e indirizzando la magica via ad uno straordinario Dennis Ward (anche produttore), la quale sei corde appare più ispirata che mai e alla ricerca della malodia più convincente e orecchiabile. La ballad "The Searcher" è assolutamente magnifica, con la voce di Catley sempre in forma e malinconica al punto giusto. L'ugola del biondo singer si conferma puntuale anche nei pezzi più rocciosi e taglienti come "One More Night" (probabilmente la mia preferita del disco), o a metà strada tra la tempesta e la quiete, come "Light Up My Way" , "You Are My Star" e l'epica "War In Heaven" . Decisivi anche i tre pezzi conclusivi del lavoro: "Win The Throne" , "Haunted" e la cadenzata "Heat Of Passion" , la quale può riportare alla mente le tipiche atmosfere dei Magnum anni '80, come del resto la stessa "You Are My Star" . Cantato, suonato e interpretato magnificamente, "Immortal" è uno di quei dischi di recente uscita da non farsi scappare per nessun motivo al mondo. Testimone di come gli indirizzi più melodici siano attualmente le strade che ottengono maggior successo e detengono il maggior contenuto di idee interessanti e di indubbia riuscita, è senz'altro una delle migliori uscite dell'appena concluso 2008, nonchè una delle migliori degli ultimi anni.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2008
Etichetta: Frontiers
Genere: Heavy Metal

Tracklist:

01. Dreamers Unite
02. We Are Immortal
03. End Of The World
04. Open Your Eyes
05. The Searcher
06. One More Night
07. Light Up My Way
08. You Are My Star
09. War In Heaven
10. Win The Throne
11. Haunted
12. Heat Of Passion

Line-Up:

Bob Catley - Voce
Dennis Ward - Chitarra / Basso / Tastiere
Uwe Reitenauer - Chitarra
Magnus Karlsson - Tastiere / Chitarra
Dirk Bruinbenberg - Batteria

VOTO: 9

giovedì 8 gennaio 2009

Classic Reviewes : "Arrival" - Journey

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Il silenzio è indubbiamente il più grande e temibile nemico che una band possa affrontare nel corso della sua carriera. Quando questo minaccioso ostacolo si protrae per lungo tempo, lascia malinconicamente spazio alla paura, e spesso, alla rassegnazione di non sentire/vedere più i propri idoli esibirsi nei palchi di mezzo mondo. A volte, anche coloro che non sembrano avere (o non mostrano) punti deboli, persino i migliori, vengono assorbiti in quella sorta di buco nero immenso e profondo rappresentato dal silenzio discografico. Questo è ciò che è accaduto ai maestosi Journey, autentici dominatori degli anni ’80, colpevoli però, di aver fatto mancare ai propri fan il piacere di ascoltare un loro lavoro dal lontano 1986, anno di pubblicazione del superbo "Raised On Radio" . Tra progetti solisti (quelli di Steve Perry e Neil Schon in primis), collaborazioni illustri (Schon e Ross Valory protagonisti del magnifico "Eye Of The Storm" dei The Storm, senza scordare la momentanea formazione dei grandi Bad English con Jonathan Cain) e allontanamenti per divergenze musicali (qualsiasi riferimento a Steve Smith è puramente casuale), i nostri piombarono in una sorta di letargo. Sonno compositivo spezzato nel 1996 con "Trial By Fire" , ma soprattutto, gloria finalmente ritrovata con il successivo e stratosferico "Arrival" , uscito nel 2001. Il lavoro - che segna l’ingresso in formazione del singer Steve Augeri e del drummer Dean Castronovo - può essere definito senza esitazioni come il più bello dai tempi di "Raised On Radio" , dimostrando che passano gli anni, ma la classe, quella vera, resta, e in questo caso risplende più che mai. Nonostante la sua durata molto elevata (ben 15 i brani composti), "Arrival" è in grado di riscaldare l’orecchio dell’ascoltatore con riff fiammanti e degni dell’ispirazione dei tempi d’oro, ma al tempo stesso di cullarlo delicatamente con straordinari lenti da massimo dei voti, facendo persino scordare cosa sia la noia. Pezzi pregiati quali "Higher Place" - scritta assieme al grande Jack Blades dei Night Ranger - "All The Things" , "World Gone Wild" , "I Got A Reason" , "To Be Alive Again" e l’elettrica "Nothin’ Comes Close" si evidenziano come i maggiormente energici e d’impatto, brani in cui è la sei corde di Neil Schon a dirigere i giochi. Il master mind del gruppo si conferma ancora in grado di sfoggiare prestazioni di altissimo livello, senza far rimpiangere i fasti di un tempo ed esaltando chi ascolta. Grande prestazione quindi, come puntuale e precisa si rivela essere la collaborazione fornita dal nuovo drummer Dean Castronovo, ex illustre di band del calibro di Bad English e Hardline. Come da tradizione, i Journey si celebrano nelle ballad e negli episodi dal ritmo più rallentato ed accogliente. Le meravigliose "All The Way" , "Signs Of Life" , "With Your Love" , "Lifetime Of Dreams" , "Kiss Me Softly" e le seducenti, nonché dal ritmo un pizzico orientaleggiante, "Loved By You" e "Livin’ To Do" , (è la tastiera di Jonathan Cain la protagonista principale), lasciano semplicemente a bocca aperta dopo un singolo ascolto. Viene quasi da chiedersi come sia possibile concepire dei pezzi così malinconici, romantici e quasi commoventi. Il nuovo cantante Steve Augeri (ex Tall Stories), dinanzi al difficile compito di non far rimpiangere il fantastico Perry, compie una prestazione da pelle d’oca, si dimostra singer di razza ed in forma smagliante, interpretando ogni singola strofa come meglio non poteva, risultando più che all’altezza, soprattutto nei lenti. Un apporto, il suo, fondamentale e senza dubbio decisivo per la straordinaria riuscita dell’album. Così, dopo aver “riassaporato” la scena del rock melodico con "Trial By Fire" , i maestri dell’AOR creano il fantastico "Arrival" , un’altra loro creatura dal fascino irresistibile. Un disco da custodire con gelosia, il loro migliore prodotto dalla metà degli eighties (titolo usurpato solo dall’arrivo di "Revelation" nel 2008). Semplicemente magnifico.

Luca "El Pata" Corsi

Recensione disponibile anche qui: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7479

Anno: 2001
Etichetta: Columbia
Genere: AOR

Tracklist:

01. Higher Place
02. All The Way
03. Signs Of Life
04. All The Things
05. Loved By You
06. Livin' To Do
07. World Gone Wild
08. I Got A Reason
09. With Your Love
10. Lifetime Of Dreams
11. Live And Breathe
12. Nothin' Comes Close
13. To Be Alive Again
14. Kiss Me Softly
15. We Will Meet Again

Line-Up:

Steve Augeri - Voce
Neil Schon - Chitarra / Voce
Ross Valory - Basso / Voce
Jonathan Cain - Tastiera / Voce
Dean Castronovo - Batteria / Voce

VOTO: 9

lunedì 5 gennaio 2009

Classic Reviewes : "Everybody's Crazy" - Michael Bolton

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Si dice che il primo disco di un artista serva per “sondare il terreno” intorno a sé, occasione irripetibile per sfruttare la grandiosa possibilità, misericordiosamente concessa dalle sempre esigenti case discografiche, pronte a lodare il lavoro prodotto se di successo, ma in grado, se i risultati sono minimi, di rispedire il diretto interessato da dove è venuto con la stessa facilità e freddezza. La seconda pubblicazione, invece, riesce ad indicare di che pasta è fatto il suo “creatore”, riuscendo, nei migliori dei casi, a guidarlo lungo la strada della popolarità, come una stella indica la rotta ad un marinaio sperduto nell’oceano. Così, se il debutto omonimo - per quanto riguarda gli eighties - dello statunitense Michael Bolton lo ha lanciato all’interno del panorama AOR, il successivo "Everybody’s Crazy" si dimostra il trampolino di lancio verso il meritato successo. E’ con questo disco, uscito nel 1985, che il singer americano si conferma come una delle figure più importanti e influenti della scena. Un lavoro che non lascia scampo a chiunque si appresti ad ascoltarlo, invadendolo, senza pietà, con tutta la sua soave melodia e i suoi componimenti altamente orecchiabili, dolce frutto di un compositore, e di special guest, dai gusti sopraffini. "Save Our Love" , "Can’t Turn It Off" e la stratosferica title-track (anche nella colonna sonora del film "A scuola con papà" , 1986) sono una vera e propria manna dal cielo per chiunque desideri udire tastiere sognanti e alquanto ispirate, chitarre che “disegnano” melodie facilmente apprendibili, quanto per nulla scontate, e una voce che definire semplicemente splendida non basterebbe a renderle giustizia. Il percorso avviato dal precedente disco viene proseguito in modo assolutamente egregio, ma forse con maggiore puntigliosità: sia le chitarre - da segnalare ancora la decisiva presenza di Bruce Kulick - che le tastiere - suonate a loro volta da un numero incredibile di ospiti, Mark Mangold su tutti - si destreggiano, intrecciandosi a meraviglia, tessendo il sontuoso tappeto sonoro, sul quale si poggia beata la grandiosa voce di Bolton, il quale si occupa, non appagato, anche della seconda chitarra. Pezzi come l’energica "Everytime" , l’elettrizzante/piccante "Start Breaking My Heart" e "You Don’t Want Me Bad Enough" , sono la testimonianza della carica e della effervescente verve che il lavoro riesce a trasmettere nell’animo di chi ascolta. Decisiva, e non poteva essere altrimenti, si rivela essere l’azzeccata scelta dei ritornelli, mai banali e dal gusto melodico invidiabile, come dovrebbe presentare ogni rappresentazione del genere che si rispetti. Se la grandiosa "Don’t Tell Me It’s Over" si colloca ad una metà strada perfetta tra una ballad e un pezzo maggiormente ritmato, i lenti "Call My Name" e "Desperate Heart" (dove alle chitarre troviamo Kevin Dukes e Paul Pesco, alle tastiere Randy Goodrum), entrano di diritto nello scrigno dei gioielli più preziosi del lotto. Sentimento, passione e armonia si uniscono dolcemente in questi due straordinari episodi, appassionanti e sdolcinati al punto giusto, romantici come non mai. Quindi, se "Michael Bolton" vi ha entusiasmato per la sua freschezza melodica e spontaneità, "Everybody’s Crazy" vi lascerà semplicemente a bocca aperta. Ci troviamo di fronte al più grande lavoro pubblicato dall’artista americano, nonché il suo maggior successo ed il picco più alto che egli abbia mai raggiunto nel periodo - breve, ahimè - di militanza sulla scena Adult Oriented Rock. Una piccola/grande perla del genere, da ascoltare ed assaporare in tutto il suo splendore, con la massima certezza di rimanere sorpresi.

Luca "El Pata" Corsi

Recensione disponibile anche qui: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7393

Anno: 1985
Etichetta: Columbia
Genere: AOR

Tracklist:

01. Save Our Love
02. Everybody’s Crazy
03. Can’t Turn It Off
04. Call My Name
05. Everytime
06. Desperate Heart
07. Start Breaking My Heart
08. You Don’t Want Me Bad Enough
09. Don’t Tell Me It’s Over

Line-Up:

Michael Bolton - Voce / Chitarra
Bruce Kulick - Chitarra
Dennis Feldman, Schuyler Deale - Basso
Mark Mangold, Mark Radice, Jan Mullaney, Allan St. John, Lloyd Landesman, Neil Kernon, Doug Katsaros - Tastiere
Chuck Burgi - Batteria
Mark Rivera - Sassofono
Peppy Castro, Terry Brock, Joe Cerisano, Dennis Feldman - Cori

VOTO: 9

Video - "Everybody's Crazy"