domenica 31 maggio 2009

New Releases : "Streets Of Fire" - Place Vendome

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Dopo aver gettato le basi di un genere come il Power Metal con i grandiosi Helloween sul finire degli anni '80, Michael Kiske si è preso un periodo di riflessione, fin troppo lungo per un artista dalle doti così grandi. Disgustato - a ragione o a torto, ognuno la vede a suo modo - dal mondo del metal, criticato di trasmettere messaggi sbagliati e negativi, il grande cantante tedesco è letteralemte scomparso dalle scene per quasi vent'anni. Dopo la sua ricomparsa dietro il microfono per sostenere il progetto Place Vendome nel 2005, tre anni dopo, quasi inaspettatamente, Kiske offre ancora la sua voce per il secondo capitolo: "Streets Of Fire" . Ottimamente prodotto dal sempre impeccabile Dennis Ward (membro dei Pink Cream 69, per l'occasione nelle vesti anche di bassista), il disco è una vera e propria boccata d'ossigeno per l'udito. Portatore di un AOR fresco, ispirato e al passo con i tempi, non può che soddisfare pienamente gli appassionati di questo genere. Pezzi come "My Guardian Angel" , "Follow Me" , "Beliver" e l'ottima title-track, non fanno altro che incantare l'ascoltatore con il loro inestimabile apporto melodico, molto sostenuto dalle tastiere dello strepitoso Günter Werno (Vanden Plas), degnamente amalgamate con le chitarre di Uwe Reitenauer. Poche pause, il ritmo si mantiene infatti sempre abbastanza sostenuto ed energico, grazie a episodi dall'ottima fattura, quali "Completely Breathless" , "A Scene In Reply" , "Changes" , "Surrender Your Soul" e la grandiosa "Dancer" . Fanno la loro figura anche "Set Me Free" , "Valerie (The Truth Is In Your Eyes)" e, soprattutto, la conclusiva "I'd Die For You" . Grande, neanche a dirlo, la prova di un Michael Kiske ancora pienamente capace di confermarsi ad altissimi livelli. Con una voce calda ed espressiva, forse anche più che in passato, il singer dimostra, da un lato, di potersi confrontare ad armi pari con le grandi e storiche voci del rock melodico mondiale; dall'altro aumenta invece il rimpianto per tutti quegli anni sprecati, nei quali un personaggio e un artista del suo calibro poteva sicuramente dare di più. "Streets Of Fire" è quindi un ottimo disco di puro AOR moderno, ben strutturato e con una produzione impeccabile. Un disco che si candida fin da subito come una delle dieci migliori uscite del 2009.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2009
Etichetta: Frontiers
Genere: AOR

Tracklist:

01. Streets Of Fire
02. My Guardian Angel
03. Completely Breathless
04. Follow Me
05. Set Me Free
06. Beliver
07. Valerie (The Truth Is In Your Eyes)
08. A Scene In Reply
09. Changes
10. Surrender Your Soul
11. Dancer
12. I'd Die For You

Line-Up:

Michael Kiske - Voce
Uwe Reitenauer - Chitarra
Dennis Ward - Basso
Günter Werno - Tastiere
Kosta Zafiriou - Batteria

VOTO: 8,5

Video - "My Guardian Angel"

venerdì 15 maggio 2009

New Releases : "House Of Dreams" - Sunstorm

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Oramai lo sappiamo, il 2008 si è rivelato come un anno magico per l'AOR. Da Jimi Jamison ai Journey, passando per i Brother Firetribe fino ad arrivare ai My Land, numerose pubblicazioni hanno contribuito a ridare vigore ad un genere comunque sempre molto attivo ed immortale. Anche il 2009 però sembra non voler assolutamente scherzare. Nemmeno a metà anno, ecco arrivare nei negozi la nuova creatura del sempre verde Joe Lynn Turner, arrivato oramai alla seconda pubblicazione sotto il monicker Sunstorm. A partire dalla meravigliosa copertina, "House Of Dreams" è un lavoro assolutamente stupefacente, in ogni sua parte e composizione. Non a caso, è una sorta di raccolta dei numerosi pezzi che il buon vecchio Turner teneva ben nascosti nel proprio comodino, alla stesura dei quali hanno partecipato numerosi artisti di elevato calibro: Jim Peterik, Paul Sabu, Russ Ballard, senza dimenticare l'oramai guru del melodic rock Dennis Ward (qui anche bassista e produttore), giusto per citarne alcuni. Il disco presenta 11 pezzi senza stancare o annoiare l'ascoltatore, ma offrendo un'ora o quasi di grande rock melodico, di classe ed infinita eleganza. Testimoniano splendide creature come l'opener "Divided" , la successiva "Don't Give Up" , la scoppiettante "I Found Love" , tutte quante dotare di ritornelli molto catchy e dal risultato di assoluto valore. Poche pause, tanto divertimento, con la voce di Turner che si esalta in ogni singola: provare per credere le fantasmagoriche "Gutters Of Gold" , "Forever Now" e la meravigliosa "The Spirit Inside" , uno dei picchi più elevati dell'intero lavoro. Sarebbe però riduttivo citare solo alcuni degli episodi che ci vengono offerti, perchè ognuno di essi brilla di una luce propria, contribuendo alla grande lucentezza emanata da questo splendido lavoro. Non possono essere quindi tralasciati nemmeno i pezzi più romantici: le Survivor-oriented "Say You Will" , "Save A Place In Your Heart" e "Tears On The Pages" , la bellissima "Walk On" e la grandiosa title-track, sono tutti diamanti che risplendono nella corona già di inestimabile valore di uno dei più grandi artisti della scena melodica. "House Of Dreams" è un disco stratosferico, che fa e farà parlare di sè ancora a lungo, e verrà considerato dai più, giustamente, come un classico imperdibile del genere.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2009
Etichetta: Frontiers
Genere: AOR

Tracklist:

01. Divided
02. Don't Give Up
03. The Spirit Inside
04. I Found Love
05. Say You Will
06. Gutters Of Gold
07. Save A Place In Your Heart
08. Forever Now
09. Tears On The Pages
10. House Of Dreams
11. Walk On

Line-Up:

Joe Lynn Turner - Voce
Uwe Reitenauer - Chitarra
Thorsten Koehne - Chitarra
Dennis Ward - Basso / Cori
Gunter Werno - Tastiere
Chris Schmidt - Batteria

VOTO: 9

martedì 12 maggio 2009

New Releases : "The Devil You Know" - Heaven & Hell

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Dall'uscita di "Dehumanizer" (1992), sono passati ben 17 anni da quando Ronnie James Dio, Tony Iommi, Geezer Butler e Vinny Appice hanno collaborato per la realizzazione di un disco. All'epoca il marchio impresso nell'artwork di copertina era ancora Black Sabbath. In questi 17 lunghi anni ne è passata di acqua sotto i ponti, ma, diciamoci la verità, a parte qualche lampo di genio del sempre maestoso Iommi nella sua carriera solista (vedi l'ottimo "Fused" realizzato con la collaborazione di Glenn Hughes), i nostri non sono certo rimasti in primo piano nella scena Heavy mondiale. Nel 2007, però, ecco la reunion, accompagnata da un nuovo monicker, Heaven & Hell, inedito quando affascinante, aggettivi ai quali aggiungerei tranquillamente "obbligato", visto che il buon vecchio Ozzy ha deciso di tenersi i diritti del nome Black Sabbath. Nel 2009, dopo varie voci e annunci di una nuova collaborazione anche in studio, ecco arrivare la nuova ed attesissima creatura: "The Devil You Know" . Pesante, ossessivo e cupo, proprio come si intuisce dalla rappresentazione di copertina, a tratti più orientato verso il Doom che verso l'Heavy Metal più stretto e classico. Ci vuole un po' prima che le varie canzoni riescano a penetrare in maniera accurata nell'orecchio dell'ascoltatore, ma quando finalmente ci riescono il risultato è assicurato e soddisfacente. "Atom & Evil" , "Fear" , "The Turn Of The Screw" e la tenebrosa "Bible Black" (per la quale è stato girato anche un curioso video) sono sicuramente le parti più "doomeggianti" del lotto, non per questo meno in evidenza, anzi, si rivelano pezzi dall'impatto duro e granitico. Toni più soffocanti e lenti si alternano a episodi più sostenuti e veloci (anche se non di moltissimo). Sentire per credere le ottime "Double The Pain" , "Rock And Roll Angel" , "Eating The Cannibals" e "Neverwhere" , dove la chitarra di Iommi sembra ripercorrere le sfrecciate Heavy degli eighties. La voce di R.J. Dio risente inevitabilmente del trascorrere del tempo, ma è sempre epica ed intensa; Butler e Appice costruiscono il loro tappeto sonoro come i maestri sanno fare, senza pause o cadute di tono. Il sound, del resto, è decisamente potente e moderno, come dimostrano anche "Follow The Tears" e "Breaking Into Heaven" ; sembra proprio che il vecchio (ma sempre verde) Iommi non abbia intensione di arrendersi alla carta d'identità e dimostrare che può ancora dire la sua. "The Devil You Know" , atteso sin dal momento della sua annunciazione dall'intera scena metal, non delude affatto, anzi tutt'altro, rincuora. Il disco sorprende e affascina, la band stupisce ancora una volta per la capacità dei di dare sempre il massimo, nonostante l'età avanzata, ennesima dimostrazione che, anche nel 2009, sono spesso (ahimè) sempre i grandi del passato a guidare la scena con grinta e carisma ineguagliabili.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2009
Etichetta: Roadrunner
Genere: Heavy Metal

Tracklist:

01. Atom & Evil
02. Fear
03. Bible Black
04. Double The Pain
05. Rock And Roll Angel
06. The Turn Of The Screw
07. Eating The Cannibals
08. Follow The Tears
09. Neverwhere
10. Breaking Into Heaven

Line-Up:

Ronnie James Dio - Voce
Tony Iommi - Chitarra
Geezer Butler - Basso
Vinny Appice - Batteria

VOTO: 8,5

Video - "Bible Black"

venerdì 27 febbraio 2009

New Releases : "Above And Beyond" - Bad Habit

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I paesi del nord d’Europa sembrano aver ormai conquistato un certo monopolio per quanto riguarda il panorama melodico nella sua interezza. Dall’AOR al Power, in questi ultimi anni si sono affacciate sulla scena nuove ed interessanti realtà, fresche di idee e di piacevoli intuizioni, ma non per questo distanti dalle loro radici più profonde o con l’intenzione di rinnegare la tradizione. Qualche nome? Last Autumn’s Dream e Brother Firetribe su tutti, grandiosi portabandiera del rock melodico, per non parlare dei Leverage, una delle poche band in grado di interpretare quel tipo di metal melodico e potente allo stesso tempo senza cadere nella banalità. Ci sono poi casi particolari, come quello che vede protagonisti gli svedesi Bad Habit. Compatrioti degli oramai più acclamati Last Autumn’s Dream, anch’essi vengono spesso annoverati fra le nuove leve del panorama AOR, dimenticando, in qualche fatale attimo di distrazione, che gli scandinavi sono attivi addirittura dal lontano 1986. Questi “vecchi ragazzi” si presentano così in quest’inizio 2009 con la loro nuova pubblicazione: "Above And Beyond" , a quattro anni di distanza da "Hear-Say" , uscito nel 2005. Già la splendida copertina basterebbe a riassumere il succo del lavoro, spensierato ed effervescente, con quel pizzico di malinconia che non guasta mai, caratteristiche basilari per una buona creazione melodica. Nonostante la sua lunghezza - a marcare presenza ci sono addirittura 13 brani - "Above And Beyond" non permette, infatti, la manifestazione nemmeno di un singolo sbadiglio, riscaldando l’atmosfera con quel mix riuscito di chitarre piuttosto ispirate e tastiere in grado di dipingere sfumature colorate e avvolgenti. Sono episodi come "I Don’t Want You" , "Just A Heartbeat Away" e la perla "Don’t Want To Say Goodbye" , senza dubbio l’apice del disco, ad assicurare un sicuro gradimento dell’ascoltatore. Le sonorità messe in campo dai cinque svedesi sembrano sposarsi a meraviglia con la stagione primaverile ormai prossima, proponendo la leggerezza di pezzi come "Let Me Be The One" , molto soft, vagamente affine ai Journey del piccolo gioiello "Arrival" , la cadenzata "Surrender" e la più appassionante "Calling Your Name" . Si rivelano riuscite le altrettanto suadenti ed emozionanti "A Lot To Lean" , davvero ottima nel suo incedere, malinconico quanto basta, "I Believe" e la sorprendente title-track "Above And Beyond" , sicuramente un’altra vetta raggiunta dal disco. Il quintetto evidenzia un certo affiatamento, ponendo in primo piano il chitarrista Sven Cirnski e il tastierista Hal Marabel, impegnato anche alla seconda chitarra. Molto convincente la prova vocale di Bax Fehling, dall’ugola calda e passionale, più che mai adatta per il sound ultra-melodico che ci viene proposto. Fehling dietro al microfono ci sa fare eccome: a dimostrazione di tale teoria, per nulla azzardata, sono le trascinanti "My Confession" e "Let Me Tell You" , molto simili nelle caratteristiche alle ultime proposte dei Last Autumn’s Dream di Mikael Erlandsson, al cospetto delle quali non sfigurano poi di certo le conclusive "Never Gonna Give You Up" e "I Need Someone" . A conti fatti, "Above And Beyond" è dunque un altro esempio lampante di come quest’inizio 2009 si stia rivelando molto più che soddisfacente. Dopo le buone prove di Places Of Power, Place Vendome e Last Autumn’s Dream, infatti, ci pensano i Bad Habit a proseguire la striscia di risultati positivi, presentando al pubblico un lavoro di sicuro affidamento, che si fa gradire per la sua spensieratezza e per la bellezza ed efficacia dei ritornelli. Indubbiamente un’uscita da ascoltare ed apprezzare.

Luca "El Pata" Corsi

Recensione disponibile anche qui: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7622

Anno: 2009
Etichetta: AOR Heaven
Genere: AOR

Tracklist:

01. I Don’t Want You
02. Just A Heartbeat Away
03. Don’t Want To Say Goodbye
04. Let Me Be The One
05. A Lot To Lean
06. I Believe
07. Above And Beyond
08. My Confession
09. Let Me Tell You
10. Surrender
11. Calling Your Name
12. Never Gonna Give Up To You
13. I Need Someone

Line-Up:

Bax Fehling - Voce
Sven Cirnski - Chitarra
Hal Marabel - Tastiere / Chitarra
Patrik Södergren - Basso
Jaime Salazar - Batteria

VOTO: 8

Video - "I Don't Want You"

Video - "Above And Beyond"

mercoledì 11 febbraio 2009

New Releases : "Dreamcatcher" - Last Autumn's Dream

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Il 2008 si è rivelato un anno a dir poco stellare per AOR e Hard Rock inteso nel suo aspetto più melodico. Le grandiose interpretazioni di mostri sacri ed immortali come Journey, Jimi Jamison e House Of Lords, unite alle piacevoli conferme degli stupefacenti e frizzanti Brother Firetribe, dei nostrani My Land e degli svedesi Last Autumn’s Dream, sono riuscite a creare un’atmosfera vincente nonché difficilmente eguagliabile, perlomeno non in tempi brevi. Se molto probabilmente la maggior parte degli artisti qui sopra citati si prenderanno un anno di riposo (assolutamente meritato, ci mancherebbe), c’è qualcuno che non vuol rischiare di perdere nemmeno un secondo, cercando di cavalcare l’onda del successo il più possibile, fino a quando l’ispirazione e la voglia di proporsi lo concedono. Non è un caso, infatti, se gli svedesi Last Autumn’s Dream non si sono quasi mai concessi una pausa dal 2003, anno del debutto omonimo. La band del talentuoso cantante/tastierista Mikael Erlandsson ha saputo giocarsi le proprie carte, mantenendo negli anni un rendimento costante e di elevata sicurezza, raggiungendo proprio nell’annata appena conclusa il proprio, attuale, apice compositivo con il bellissimo "Hunting Shadows" . Ma non c’è tempo per tirare il fiato, chi si ferma è perduto. Così, prima nel mercato giapponese, poi in Europa, esce ad inizio 2009 la nuova fatica degli svedesi: "Dreamcatcher" . Sin dal primo ascolto si capisce immediatamente che la volontà di Erlandsson e soci è quella di ripetere i fasti raggiunti con il precedente lavoro, riproponendo lo stesso sound e la stessa grinta, oramai marchio di fabbrica della band. Adrenalina ed entusiasmo sono le qualità migliori che i vari episodi del lotto (addirittura ben 13) riescono a infondere nell’animo dell’ascoltatore. Quest’ultimo non avrà certo bisogno di un ascolto troppo attento o eccessivamente ripetuto per gradire pezzi di elevata caratura come "One By One" , "Hold On To My Heart" , le gustosissime power-ballad "Never Faraway" e, soprattutto, "Frozen Flower" , per non parlare della travolgente "Silent Dream" . Un inizio a dir poco spumeggiante, coronato dall’esplosività dell’eccitante "Alarm" , il cui riff è un chiaro e quanto mai voluto omaggio agli Aerosmith, tributati riecheggiando le note della storica "Dream On" . Se la prima parte si chiude con le dolci note di "Never Faraway" , la seguente metà esordisce con tutta la velocità e le strofe coinvolgenti della folgorante "Your Kind Of Loving" , assolutamente degna dei migliori Bon Jovi d’ottantiana memoria. Del resto, risulta quanto mai evidente il punto di riferimento che il biondo Jon rappresenta per il quartetto, come dimostrano anche le sfiziose "The Last To Know" , "When Love Strikes Down" e la superlativa "Who Needs Love" (una delle vette massime del disco), senza dimenticare le parti vocali, davvero ottime, di Mikael Erlandsson, più volte accostabili al rocker del New Jersey. Si confermano e all’altezza anche i fondamentali contributi dei suoi compagni di avventura Andy Malecek (chitarra, ex Fair Warning), Marcel Jacob (basso, Talisman) e Jamie Borger (batteria, Treat e Talisman), protagonisti di un tappeto sonoro cosparso di ingegnosi spunti, frutto di anni di esperienza nel genere e di un’ispirazione, attualmente, al massimo dell’espressività. Spunti positivi che non calano nemmeno sul finire del lavoro, dove il duo composto da "Me & You" - chiaro omaggio al super classico dei The Knack, "My Sharona" - e dalla delicata "When My Love Has Left Your Heart" , chiude come meglio non poteva un prodotto al di sopra della media. Non c’è dubbio, questo "Dreamcatcher" si candida già sin da ora per un posto nella Top Ten di quest’anno. Fresco, solare e capace di unire l’hard rock di stampo americano al rock melodico, come pochi al giorno d’oggi sono in grado di proporre con successo, è la definitiva conferma, se ce ne fosse stato ancora il bisogno, per questa band talentuosa e affascinante.

Nota: da segnalare la presenza della splendida cover "Hello, Hello, Hello" dei New England nella versione destinata al mercato giapponese.

Luca "El Pata" Corsi

Recensione disponibile anche qui: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7583

Anno:2009
Etichetta: Escape
Genere: AOR

Tracklist:

01. Welcome (Intro)
02. One By One
03. Hold On To Your Heart
04. Frozen Flower
05. Silent Dream
06. Alarm
07. Never Faraway
08. Your Kind Of Loving
09. The Last You Know
10. When Your Love Strikes Down
11. Who Needs Love
12. Me & You
13. When My Love Has Left Your Heart

Line Up:

Mikael Erlandsson - Voce / Tastiere
Andy Malecek - Chitarra
Marcel Jacob - Basso
Jamie Borger - Batteria

VOTO: 8,5

giovedì 5 febbraio 2009

Classic Reviewes : "Indiscreet" - FM

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Poche ma buone. Così si potrebbero indubbiamente definire le band di origini britanniche dedite all’AOR nella sua definizione più pura ed incontaminata. Presenze di prestigio come Magnum, Shy e, in particolar modo, i magici FM, hanno contribuito alla conquista degli eighties da parte di uno dei generi più amati e seguiti della scena rock. La band dei fratelli Steve (voce e seconda chitarra) e Chris Overland (chitarra solista), si formò nel lontano 1984, quando furono arruolati anche il tastierista Didge Digital, il bassista Merv Goldsworthy (ex Samson) e il batterista Pete Jupp. Assente nella prima parte della decade, il quintetto londinese si affermò come una delle principali realtà della scena a partire dal 1986, anno d’uscita del debutto, il bellissimo "Indiscreet" . Il successo conquistato dall’opera, permise agli Overland di seguire in tour artisti di fama internazionale come Europe, Meat Loaf, Foreigner e REO Speedwagon. "Indiscreet" , figlio del sound del proprio tempo come la maggior parte dei platter pubblicati in quel periodo, si manifesta, infatti, come un concentrato di sconfinata melodia, cullata ed impreziosita in modo elegante dal massiccio, ma non per questo spropositato, uso delle tastiere - immancabili nel genere da noi seguito - ricalcate in maniera altrettanto magistrale dalle chitarre. Una sapiente formula, che conduce alla creazione di un’atmosfera sognante, a dir poco magica ed onirica. Così, nei ripetuti ascolti piacevolmente stimolati dalla fresca positività trasmessa dalle gustose trame melodiche, non si può far a meno di venir catturati dalle emozioni espresse in episodi quali "Other Side Of Midnight" , "American Girls" e dalla fantastica "That Girl" .Quest’ultimo è probabilmente il brano più famoso della band inglese e forse, uno dei più rappresentativi del genere. Senza ombra di dubbio, una delle stelle di maggior splendore dell’intero lavoro, basti pensare che verrà addirittura ripresentata dagli Iron Maiden come b-side nel singolo "Stranger In A Strange Land" . A rendere particolarmente estasianti le trame melodiche proposte, contribuiscono in maniera decisiva le ispirate tastiere di Didge Digital (pseudonimo di Philip Manchester), le quali, come già ricordato, si ritagliano uno spazio a dir poco importante nell’ottima riuscita del disco. L’unione vincente delle atmosfere "keyboards-oriented" con le sei corde altrettanto in forma dei fratelli Overland, permette a perle di rara bellezza come "Hot Wired" , "I Belong To The Night" , "Heart Of The Matter" di sprigionare maggiore lucentezza, esaltando (cosa non da poco) l’orecchio dell’ascoltatore in un’estasi di suggestioni e colori.In grande evidenza il mastermind Steve, protagonista più che per l’accompagnamento alla seconda chitarra, per l’eccellente prova vocale sciorinata in ogni parte del disco, portata a livelli eccelsi in particolar modo negli episodi più ammiccanti e sentimentali. E’, infatti, in pezzi struggenti quali le zuccherose ballad "Love Lies Dying" e "Frozen Heart" , la più movimentata "Face To Face" e la già ampiamente lodata "That Girl" , che la passionale ed intensa voce di Overland raggiunge il proprio apice interpretativo. Nessuna esitazione dunque. "Indiscreet" , si afferma come uno dei dischi simbolo della nostra decade prediletta - oramai perduta nelle sabbie del tempo - divenendone caposaldo e pilastro immortale. Melodico fino al midollo e ampiamente orecchiabile in tutte le sue componenti, questo piccolo tesoro non dovrebbe essere assente, per alcuna ragione, dalle vostre collezioni di amanti della classe e dell’eleganza messe in musica .

Luca “El Pata” Corsi

Recensione disponibile anche qui: http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7552

Anno: 1986
Etichetta: CBS Records / Portrait
Genere: AOR

Tracklist:

01. That Girl
02. Other Side Of Midnight
03. Love Lies Dying
04. Frozen Heart
05. American Girls
06. Hot Wired
07. Face To Face
08. I Belong To The Night
09. Heart Of The Matter

Line Up:

Steve Overland - Voce / Chitarra
Chris Overland - Chitarra
Merv Goldsworthy - Basso / Voce
Didge Digital - Tastiere
Pete Jupp - Batteria / Voce

VOTO: 9

Video - "That Girl"

Video - "Frozen Heart"

lunedì 19 gennaio 2009

New Releases : "Tales Of The Crown" - Axel Rudi Pell

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Gli anni '80 sono finiti da un bel po', le stagioni passano, i presidenti si succedono, ma, lui, resta sempre lo stesso. Axel Rudi Pell dal momento del suo esordio non ha mai smesso di proporre al suo pubblico la sua musica. Ispirato dal mago della chitarra Ritchie Blackmore, stregato dalle magiche note di Deep Purple e Rainbow, il biondo guitar hero ha saputo negli anni seguire il giusto insegnamento. "Tales Of The Crown" è dodicesimo disco da studio del chitarrista tedesco, il quale non si distacca per nulla dal sound che ha saputo amalgamare negli anni. Inferiore rispetto al precedente bellissimo "Mystica" , il nuovo lavoro è comunque incisivo quanto basta per far godere all'ascoltatore il metal melodico della chitarra ruggente di Axel. Come da copione, l'opener "Higher" è di buon impatto, rivelandosi una song più che mai azzeccata e una delle migliori del disco, seguita da "Ain't Gonna Win" , e, in una velocità decisamente più sostenuta, da "Angel Eyes" . La voce di Johnny Gioeli incanta come nei dischi precedenti, straordinaria nell'interpretazione, anche nei pezzi che sembrano essere più deboli rispetto ad altri ( "Crossfire" ), ma in particolar modo delle ballad. Già, le ballad, Axel Rudi Pell è sempre stato uno dei pochi esponenti dell' Heavy Metal di matrice classica a saper confezionare a dovere meravigliose canzoni romantiche e malinconiche. Non fa eccezione nemmeno in questo lavoro, dove fanno la loro apparizione la discreta "Touching My Soul" e, soprattutto, la conclusiva e più coinvolgente "Northern Lights" , che a mi avviso può essere considerata come uno dei lenti più riusciti del biondo chitarrista negli ultimi anni. Come sempre, nemmeno la title-track si presenta come un episodio eccessivamente veloce ed esplosivo, ma comunque dalla riuscita più che buona, grazie anche (per l'ennesima volta) alla gran voce di Gioeli. Ritmi scoppiettanti protagonisti nell'accoppiata formata da "Riding On An Arrow" e "Buried Alive" , nelle quali si scatena anche il funambolico ed esplosivo drumming di Mike Terrana. C'è anche spazio, infine, per una parte esclusivamente strumentale, la discreta "Emotional Echoes" , dove Pell ha piena iniziativa. "Tales Of The Crown" non offre niente di nuovo, ma, come si sa, non è in quest'artista che vanno cercate innovazioni o stravolgimenti. Detto questo, il lavoro è un buon disco di Heavy Metal orecchiabile e intenso, come da tradizione del guitar hero teutonico, quanto basta per alzare le nostre corna al cielo, con soddisfazione.

Luca "El Pata" Corsi

Anno: 2008
Etichetta: SPV / Audioglobe
Genere: Heavy Metal

Tracklist:

01. Higher
02. Ain't Gonna Win
03. Angel Eyes
04. Crossfire
05. Touching My Soul
06. Emotional Echoes
07. Riding On An Arrow
08. Tales Of The Crown
09. Buried Alive
10. Northern Lights

Line-Up:

Axel Rudi Pell - Chitarra
Johnny Gioeli - Voce
Volker Krawczak - Basso
Ferdy Doenberg - Tastiere
Mike Terrana - Batteria

VOTO: 7,5